giovedì 29 luglio 2010   
  Cerca  
 

Registrazione  Login  
Comunicati  
Giacobbe e l'Angelo
In seguito all'arresto di don Domenico Pezzini Riduci

Di  fronte alla notizia dell’arresto di don Domenico la prima reazione che proviamo è quella dell’incredulità.
Se infatti è vero che le nostre strade si sono separate più di venticinque anni fa è anche vero che la nostra stima nei suoi confronti è ancora grande: di lui apprezziamo il lavoro instancabile che ha fatto con centinaia di omosessuali credenti che ha aiutato a conservare la fede; di lui apprezziamo i ripetuti interventi con cui ha saputo affrontare il tema dell’omosessualità declinando in maniera esemplare la fedeltà al vangelo e il rispetto per le persone che la vivono in prima persona; di lui conosciamo i numerosi libri di spiritualità che l’hanno fatto diventare un conferenziere molto apprezzato non solo nella chiesa italiana, ma anche fuori d’Italia.
La notizia che una persona che gode della nostra stima è stata arrestata con un’accusa grave ci lascia quindi increduli e frastornati. Facciamo fatica a pensare a lui come al responsabile di un reato così odioso e così vigliacco come quello di cui viene accusato. 
In attesa di conoscere la verità su questa vicenda dolorosa crediamo che la prima cosa che dobbiamo fare è quella di pregare nella speranza che si tratti comunque di un grosso equivoco.
Si tratta di una speranza che nasce dalla solidarietà nei confronti del ragazzo che ha sporto la denuncia, perché un male come un abuso sessuale subito da parte di un sacerdote non è mai da augurare a nessuno,
Si tratta di una speranza che nasce dalla nostra stima per don Domenico, che ha fatto tante cose buone e che non vorremmo mai vedere coinvolto in una situazione così grave.
Si tratta di una speranza che nasce dalla solidarietà che proviamo per tanti omosessuali credenti italiani, che in don Domenico hanno riposto la loro fiducia e che potrebbero sentirsi traditi se gli abusi di cui è accusato risultassero fondati.
Si tratta infine di una speranza che nasce dall’amore che portiamo per la chiesa italiana: una chiesa di cui il ragazzo che ha denunciato l’abuso è comunque un figlio; una chiesa di cui don Domenico è comunque un ministro; una chiesa di cui noi tutti ci sentiamo comunque membra ferite da questa notizia.
Nel condividere questa speranza non possiamo però non ribadire il nostro rispetto e la nostra simpatia per il lavoro di indagine e di approfondimento che la magistratura e i corpi di polizia stanno portando avanti: a loro spetta il compito delicato di accertare la verità e di ristabilire la giustizia.
Quanto a noi intendiamo continuare quello che facevamo prima con un impegno e con un senso di responsabilità ancora maggiori, nel ricordo delle parole con cui Gesù ha congedato i suoi discepoli al termine del Vangelo di Matteo: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Chiediamo a lui di aiutarci tutti a non dimenticare mai di questa sua promessa.


Adesso basta Eminenza! Comunicato stampa in seguito alle dichiarazioni rilasciate il 12 Aprile 2010 dal cardinal Tarcisio Bertone Ingrandisci

Una prospettiva nuova. Commento alle dichiarazioni del cardinal Bagnasco sui criteri di voto che i cattolici debbono seguire. Ingrandisci

Messaggio al XIII congresso nazionale di Arcigay Ingrandisci

Lettera aperta al Cardinal Javier Lozano Barragan in seguito alle dichiarazioni fatte in merito alle possibilità di salvezza delle omosessuali e trans Ingrandisci

Lettera aperta a Sua Santità Benedetto XVI in seguito all'aggressione omofoba del 21 Agosto 2009 Riduci
Caro Papa,
so già che molti si scandalizzeranno quando leggeranno questa lettera. Altri si metteranno a ridere e mi diranno che sono il solito ingenuo, che cerca di cambiare il mondo scrivendo lettere inutili. Qualche  anticlericale mi accuserà poi di alimentare l’illusione che, nella mia chiesa, ci sia qualcuno che ascolta gli omosessuali credenti come me. Qualcun altro ancora, cancellerà l’email con cui ho deciso di rendere pubblica questo mio testo e magari mi chiederà di non seccarlo più con quelli che considera dei “piagnistei”.
Come vedi, caro Papa, scrivendoti, corro il rischio di dar fastidio a molti.
Tra questi potresti esserci anche tu, anche se spero davvero che ti possa mettere in ascolto di quello che scrivo, trasformando così, grazie all’azione misteriosa dello Spirito, le povere parole che compongono la mia lettera, in quello che tu hai bisogno di sapere per dare una risposta efficace ai tanti omosessuali cattolici che guardano a te con speranza.
Avrai certamente saputo di Dino, quel giovane omosessuale che è ricoverato all’ospedale san’Eugenio, per le ferite che ha riportato a causa di un’aggressione che si è svolta a Roma venerdì scorso. La persona che l’ha picchiato non approvava il fatto che Dino scambiasse pubblicamente alcuni segni di tenerezza con un altro giovane che aveva conosciuto quella sera. Li ha apostrofati, sono volate parole grosse e, alla fine, li ha aggrediti, ferendoli con un’arma da taglio.
Di certo non approvi questa aggressione, anche se, probabilmente, in merito all’opportunità di certe manifestazioni pubbliche di tenerezza tra due persone dello stesso sesso, potresti pensarla più o meno come il disgraziato che l’ha compiuta. Quando eri ancora Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, hai infatti reso pubblico un documento in cui si legge, tra l’altro, che: « Le persone omosessuali che dichiarano la loro omosessualità sono in genere proprio quelle che ritengono il comportamento o lo stile di vita omosessuale essere indifferente o addirittura buono  e quindi degno di approvazione pubblica» criticando quei progetti di legge che le intendevano tutelare (cfr. Lettera ai vescovi degli Stati Uniti del 23 luglio 1992: Diritti sociali delle persone omosessuali).
Sia chiaro a scanso d’equivoci che non sto affatto paragonandoti all’aggressore di Dino. Tu l’avresti rimproverato educatamente e non avresti mai approvato la violenza. Il fatto è che i tuoi richiami, quando vengono letti da un esaltato, rischiano di diventare una scusa che può giustificare un’omofobia che è tanto più pericolosa quanto meno viene riconosciuta per quello che è.
Dico questo perché sono state tante le persone che hanno criticato le veglie di preghiera per le vittime dell’omofobia che i gruppi di omosessuali credenti italiani hanno organizzato negli ultimi due anni. In genere dicevano che non aveva senso parlare di una violenza omofoba che c’era solo nelle nostre teste, ma qualcuno arrivava addirittura a negare l’esistenza stessa dell’omofobia e, citando il Lexicon, che il Pontificio consiglio per la Famiglia, ha pubblicato nel 2003, ha affermato che l’omofobia non è altro che uno strumento di cui si serve la lobby degli omosessuali per propagandare un loro intrigo psichico.
A costoro. A quelli che, come l’aggressore del giovane Dino, non si vergognano per gli istinti violenti che suscita in loro l’immagine di due uomini o di due donne che si scambiano un bacio. A tutti quelli che rischiano di trasformare la condanna morale degli atti omosessuali in un sentimento di disprezzo o in un atteggiamento di emarginazione nei confronti delle lesbiche e dei gay, credo che si debbano ricordare queste parole della Congregazione per la Dottrina della Fede: «Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni» (Lettera Persona Humana su alcune questioni di etica sessuale del 29 Dicembre 1975).
Ed è in obbedienza a queste parole che ti chiedo di intervenire per esprimere la tua solidarietà al povero Dino, per condannare l’episodio di violenza che si è svolto nella tua diocesi e per condannare tutti gli episodi analoghi  che si svolgono in ogni parte del mondo.
Come scrive il libro della Sapienza «C’è un tempo per parlare e c’è un tempo per tacere». In materia di condanna delle violenze contro gli omosessuali credo davvero che sia arrivato il tempo di parlare, per non diventare inconsapevolmente dei complici di quei disgraziati che, come l’aggressore di venerdì scorso, si dimenticano della loro umanità quando vedono due uomini che si scambiano un bacio.
Con l’affetto di una persona che ti considera sempre e comunque un padre nella Fede, ti saluto e chiedo la tua benedizione su di me e su tutti gli omosessuali cattolici.

Gianni Geraci

PS.
Qualcuno mi ha fatto notare che il ministero del papa è universale e che non può certo rincorrere i fatti di cronaca che avvengono a Roma. Questa giusta osservazione mi ha però fatto pensare che, proprio per questo motivo, il Santo Padre, ha un cardinale Vicario che, di fatto, esercita il ministero episcopale nella città. Le parole di solidarietà e di condanna potrebbero venire da lui. E anche questo Vicario, che potrebbe essere molto impegnato, ha ben tre vescovi ausiliari che l’aiutano nella gestione della Diocesi di Roma. Se proprio non ha tempo di intervenire lui, potrebbe incaricare uno di questi tre vescovi. Se si vuole, una soluzione capace di far capire che la Chiesa di Roma non approva la violenza omofoba che si è consumata nella città, la si trova senz’altro. Naturalmente occorre volerlo.

Appello in occasione della terza veglia di preghiera per le vittime dell'omofobia Ingrandisci

Lettera aperta al giovane disabile aggredito a Pordenone a causa della sua omosessualità Ingrandisci

Lettera aperta a un omosessuale che vuole guarire dalla sua omosessualità Ingrandisci

Lettera aperta a Gesù nel giorno del suo compleanno Ingrandisci

In occasione delle dichiarazioni di Monsignor Celestino Migliore sulla depenalizzazione dell'omosessualità Ingrandisci

Lettera aperta di un omosessuale cattolico a Walter Veltroni in occasione delle elezioni politiche del 2008 Ingrandisci

Lettera aperta a Benedetto XVI in occasione della sua elezione Ingrandisci

DotNetNuke® is copyright 2002-2010 by DotNetNuke Corporation