sabato 28 gennaio 2012   
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Comunicati  
Giacobbe e l'Angelo
Nota del nostro portavoce dopo la nomina del nuovo arcivescovo di Milano Angelo Scola Ingrandisci

Lettera aperta a Michele Serra che ci chiede perché ci ostiniamo a chiedere alla chiesa cattolica di ospitare le nostre veglie per le vittime dell'omofobia Ingrandisci

Lettera aperta a monsignor Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia Ingrandisci

Lettera aperta a monsignor Silvano Maria Tommasi, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite Riduci

Quando, ieri sera, ho letto il comunicato stampa che gli amici del gruppo Nuova Proposta hanno stilato per commentare le dichiarazioni da Lei fatte il 22 Marzo scorso in occasione della sedicesima sessione dello Human Rights Council, debbo confessarle di aver fatto una certa fatica a cogliere il senso di quello che Lei aveva detto.

Eppure il testo era molto lineare e non si prestava ad equivoci.
«Le persone sono attaccate per le proprie posizioni contrarie ai rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso. Quando esprimono le proprie convinzioni morali o circa la natura umana, che possono anche essere espressione del proprio credo religioso, o manifestano opinioni su proclami scientifici, sono svilite e perseguitate. (...) La verità è che questi attacchi sono violazioni dei diritti umani fondamentali e non possono essere giustificate per nessuna circostanza».
 
Il fatto è che le frasi che Le vengono attribuite, alla luce di quello che succede in giro per il mondo, sono così paradossali da suonare incredibili. Spero davvero ii un colossale equivoco. Lo spero per la dignità dell’istituzione che rappresenta e lo spero, soprattutto, per la sua salvezza eterna.
 
Perché vede, Monsignore, i fatti dicono che sono gli omosessuali ad essere insultati, a essere cacciati dalle loro case, a essere picchiati, a essere massacrati, a essere uccisi. Gli amici di Nuova Proposta hanno citato il caso del povero David Kato Kisule, l’avvocato ugandese massacrato a colpi di martello per il suo impegno in favore dei diritti degli omosessuali, ma di esempi ce ne sono centinaia: in Italia e all’estero; nei paesi ricchi e nei paesi poveri.
 
Al momento, pur essendo una persona che segue assiduamente certe situazioni, non ho mai avuto notizia di qualcuno che sia stato ucciso per aver espresso delle riserve, o peggio, per aver utilizzato un linguaggio pieno di insulti e di disprezzo, nei confronti delle persone omosessuali. E anche quelli che nel suo discorso vengono definite «violazione dei diritti umani fondamentali» risultano essere al massimo delle accuse di ignoranza, di oscurantismo e di ipocrisia che possono essere degenerate arrivando talvolta a forme di insulto che vanno sempre e comunque disapprovate. Ma mai ci sono state minacce all’integrità fisica di chi veniva accusato di omofobia.
 
Davvero non credo che siano in alcun modo paragonabili le esecuzioni, gli omicidi, i pestaggi, le pene corporali e le pene detentive che patiscono le persone omosessuali, alle parole forti di cui sono invece vittima quanti esprimono le proprie convinzioni «contrarie ai rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso». Si tratta di un’operazione disonesta e grave. Disonesta perché non rispetta la realtà. Grave perché giustifica gli episodi di omofobia che, questa volta per davvero, rappresentano una violazione grave dei diritti fondamentali.
 
Naturalmente, come capitò poco più di due anni fa, se la polemica continuerà a montare, sono sicuro che arriverà la marcia indietro della Santa Sede che dirà che le parole da Lei pronunciate sono state interpretate male e che Lei non voleva in alcun modo avvallare le condanne a morte, gli omicidi, i pestaggi e le persecuzioni di cui gli omosessuali sono oggetto in molti paesi. Mi permetta però di dirLe fin da ora che, in questo caso, una rettifica di questo tipo sarebbe insufficiente, perché se davvero non voleva giustificare certi episodi di omofobia aveva la possibilità di aggiungere al Suo discorso un paragrafo dedicato alla condanna esplicita di tutti i comportamenti, legali e non legali, che intaccano l’integrità fisica e la sicurezza delle persone omosessuali.
 
Purtroppo le cose sono andate in maniera diversa e Lei, invece di condannare le esecuzioni, gli omicidi, i pestaggi, le persecuzioni e gli insulti di cui sono vittime le persone omosessuali ha deciso di condannare il fatto che chi si esprime senza preoccuparsi del fatto che le sue parole spesso ispirano questi comportamenti viene «svilito».
 
Non so se Lei sia più ignorante o più ipocrita. Nel primo caso i suoi superiori dovrebbero richiamarla per manifesta incapacità a svolgere le Sue funzioni. Nel secondo caso ricordi che nel Vangelo, Gesù, non parla mai di omosessualità, mentre parla molto spesso di ipocrisia, condannandola sempre con parole molto dure. Se davvero tiene alla salvezza della Sua anima cerchi di cambiare registro. Non vorrei un giorno vederLa bruciare all’Inferno con quanti si sono resi complici, insieme a Lei, dei tanti omicidi di cui le persone omosessuali sono vittima.
 
Gianni Geraci – Portavoce Gruppo del Guado


In seguito alle dichiarazioni fatte da monsignor Paolo Rigon in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico Ligure Ingrandisci

In seguito all'assassinio dell'attivista gay ugandese David Kato Kisule, Riduci

Sono andati a prenderlo in casa dopo che una rivista che si proclama cristiana aveva pubblicato la sua foto accusandolo, in quanto omosessuale, di «promuovere un complotto che ha come finalità la corruzione di un milioni di bambini che hanno meno di dodici anni».
L'hanno ammazzato fracassandogli la testa e la polizia di un governo condizionato dalle numerose chiese evangelicali statunitensi che hanno fatto dell'Uganda un terreno di conquista ha detto che la causa dell'aggressione è un tentativo di furto.
L'hanno ammazzato dopo che era rientrato in Uganda da un viaggio in Europa dove aveva denunciato il clima di intolleranza e di violenza che si sta creando intorno agli omosessuali del suo paese.
Nelle numerose interviste che ha concesso durante il suo viaggio più di una volta gli hanno chiesto perché rientra nel suo paese. La risposta è sempre stata disarmante: «Il mio compito è quello di restare nel mio paese per combattere l'omofobia».
Una lotta per l'amore e contro l'odio.
Una lotta per il rispetto e contro la violenza.
Una lotta per la difesa di chi è più debole contro l'intolleranza e gli interessi delle grandi associazioni religiose statunitensi che sfogano nei paesi del terzo molto la loro incapacità di cogliere il vero messaggio che ci viene dal Vangelo.
Una lotta di cui David Kato Kisule è un martire.
A lui e a tutti i martiri che vivono sulla loro pelle le conseguenze dell'omofobia vorrei che dedicassimo le nostre veglie di quest'anno.
Per lui e per tutti gli altri martiri che vivono sulla loro pelle le conseguenze dell'omofobia dobbiamo iniziare un cammino di conversione chiedendoci fin da ora cosa possiamo fare, nel concreto, per far si che episodi come la sua morte non avvengano più.


Il Gruppo del Guado in seguito alla sentenza che ha condannato don Domenico Pezzini Ingrandisci

Il Guado compie trent'anni. Un segno per tutti noi. Ingrandisci

Quando il papa parla di omosessualità. Riflessione sul libro intervista di Benedetto XVI Ingrandisci

Lettera aperta al Presidente del Consiglio Berlusconi in seguto a una battuta infelice in cui ha usato un'espressione poco rispettosa degli omosessuali. Ingrandisci

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Adesso basta Eminenza! Comunicato stampa in seguito alle dichiarazioni rilasciate il 12 Aprile 2010 dal cardinal Tarcisio Bertone Ingrandisci

Una prospettiva nuova. Commento alle dichiarazioni del cardinal Bagnasco sui criteri di voto che i cattolici debbono seguire. Ingrandisci

Messaggio al XIII congresso nazionale di Arcigay Ingrandisci

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Lettera aperta a Sua Santità Benedetto XVI in seguito all'aggressione omofoba del 21 Agosto 2009 Ingrandisci

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