mercoledì 10 marzo 2010   
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Giacobbe e l'Angelo
Messaggio al XIII congresso nazionale di Arcigay Riduci

Carissimi amici di Arcigay,

Anche il Guado, come Arcigay, durante il 2010 festeggerà un compleanno importante: il 20 dicembre, con trent'anni alle spalle, entreremo infatti nel quarto decennio di attivià. Si tratta di un traguardo significativo che mi spinge a riflettere su quanto è cambiato e su quanto invece non è cambiato nel nostro paese, nelle chiese cristiane presenti in Italia e nella società italiana più in generale.

Da un punto di vista legislativo direi che non è cambiato praticamente nulla: tutti i tentativi di difendere con delle norme specifiche gli omosessuali dalle aggressioni omofobe di cui sono ancora vittime sono naufragati, così come sono naufragate tutte le proposte di legge orientate verso il riconoscimento giuridico delle nostre relazioni di coppia.

Da un punto di vista ecclesiale la situazione è invece molto articolata: se infatti da un lato alcune chiese protestanti e la chiesa vetero cattolica hanno iniziato a incoraggiare gli omosessuali a non nascondere il loro orientamento sessuale anche quando ricoprono incarichi pastorali e stanno prendendo in considerazione l'idea di benedire le relazioni di coppia omosessuali, dall'altro lato i vertici della chiesa cattolica e alcune denominazioni protestanti fondamentaliste hanno iniziato una vera e propria campagna di diffamazione delle persone omosessuali che sta provocando, all'interno della società e nella politica, un rigurgito di omofobia che, anche solo qualche anno fa, nessuno avrebbe messo in conto alla luce degli obiettivi progressi che l'accettazione dell'omosessualità aveva fatto nella società italiana nel suo complesso.

Si può dire che il processo di emancipazione degli omosessuali in Italia stia vivendo un momento di crisi, in cui è difficile decifrare in maniera univoca i segnali che ci arrivano: se infatti da un lato sembra davvero che anche noi ci stiamo avviando nella direzione che hanno già preso le altre nazioni europee, dall'altro si osservano fenomeni allarmanti che fanno pensare che la strada imboccata dal nostro paese porti diritta a situazioni come quelle che si osservano in una repubblica teocratica come l'Iran, dove la politica è dominata dall'influenza di alcuni preti fanatici e gli omosessuali vengono impiccati.

Trent'anni fa, parlado della crisi che la società italiana stava attraversando, i vescovi italiani, altri vescovi rispetto a quelli che oggi si fanno la guerra a suon di dossier più o meno falsi, o che straparlano su argomenti che non conoscono affatto, avevavo pubblicato un documento dal titolo molto sobrio: «La chiesa italiana e le prospettive del Paese». Ed é citando alcuni brani di quel documento che vorrei proporvi alcuni temi su cui stiamo riflettendo in questi mesi che precedono il nostro compleanno.

«Bisogna - si legge in quel documento - decidere di ripartire dagli "ultimi", che sono il segno drammatico della crisi attuale. Fino a quando non prenderemo atto del dramma di chi ancora chiede il riconoscimento effettivo della propria persona e della propria famiglia, non metteremo le premesse necessarie a un nuovo cambiamento sociale. Gli impegni prioritari sono quelli che riguardano la gente tuttora priva dell’essenziale: la salute, la casa, il lavoro, il salario familiare, l’accesso alla cultura, la partecipazione. Bisogna, inoltre, esaminare seriamente le situazioni degli emarginati, che il nostro sistema di vita ignora e perfino coltiva: dagli anziani agli handicappati, dai tossicodipendenti ai dimessi dalle carceri o dagli ospedali psichiatrici. Perché cresce ancora la folla di "nuovi poveri"? Perché a una emarginazione clamorosa risponde così poco la società attuale? Le situazioni accennate devono entrare nel quadro dei programmi delle amministrazioni civiche, delle forze politiche e sociali che, garantendo spazio alla libera iniziativa e valorizzando i corpi intermedi, coinvolgano la responsabilità dell’intero paese sulle nuove necessità. Con gli "ultimi" e con gli emarginati, potremo tutti recuperare un genere diverso di vita. Demoliremo, innanzitutto, gli idoli che ci siamo costruiti: denaro, potere, consumo, spreco, tendenza a vivere al di sopra delle nostre possibilità. Riscopriremo poi i valori del bene comune: della tolleranza, della solidarietà, della giustizia sociale, della corresponsabilità. Ritroveremo fiducia nel progettare insieme il domani, sulla linea di una pacifica convivenza interna e di una aperta cooperazione in Europa e nel mondo. E avremo la forza di affrontare i sacrifici necessari, con un nuovo gusto di vivere».

Rispetto a questi discorsi noi omosessuali ci poniamo in una posizione molto particolare: se infatti da un punto di vista socio economico non siamo molto diversi dalla grande maggioranza della popolazione e non siamo certamente annoverabili tra gli "ultimi", da un punto di vista dell'accettazione culturale, del rispetto dei nostri sentimenti, del riconoscimento dei nostri diritti, viviamo sulla nostra pelle quella marginalità che altri vivono in maniera senz'altro più drammatica. Siamo quindi chiamati a farci carico di questa posizione particolare per rivendicare l'attenzione della società, della politica e della chiesa sui problemi concreti delle persone, denunciando l'intolleranza, l'egoismo e l'ipocrisia che stanno travolgendo le basi stesse della nostra convivenza.

Dobbiamo guardare al di là dei nostri problemi e assumere su di noi i problemi di tutte le minoranze i cui diritti vengono calpestati.

Se riusciremo a fare questo non solo riusciremo a rimettere al centro dell'agenda politica le questioni che ci stanno più a cuore, ma aiuteremo la società italiana a uscire dalla profonda crisi in cui sta progressivamente affondando.

Gianni Geraci
Portavoce del Guado


Lettera aperta al Cardinal Javier Lozano Barragan in seguito alle dichiarazioni fatte in merito alle possibilità di salvezza delle omosessuali e trans Ingrandisci

Lettera aperta a Sua Santità Benedetto XVI in seguito all'aggressione omofoba del 21 Agosto 2009 Riduci
Caro Papa,
so già che molti si scandalizzeranno quando leggeranno questa lettera. Altri si metteranno a ridere e mi diranno che sono il solito ingenuo, che cerca di cambiare il mondo scrivendo lettere inutili. Qualche  anticlericale mi accuserà poi di alimentare l’illusione che, nella mia chiesa, ci sia qualcuno che ascolta gli omosessuali credenti come me. Qualcun altro ancora, cancellerà l’email con cui ho deciso di rendere pubblica questo mio testo e magari mi chiederà di non seccarlo più con quelli che considera dei “piagnistei”.
Come vedi, caro Papa, scrivendoti, corro il rischio di dar fastidio a molti.
Tra questi potresti esserci anche tu, anche se spero davvero che ti possa mettere in ascolto di quello che scrivo, trasformando così, grazie all’azione misteriosa dello Spirito, le povere parole che compongono la mia lettera, in quello che tu hai bisogno di sapere per dare una risposta efficace ai tanti omosessuali cattolici che guardano a te con speranza.
Avrai certamente saputo di Dino, quel giovane omosessuale che è ricoverato all’ospedale san’Eugenio, per le ferite che ha riportato a causa di un’aggressione che si è svolta a Roma venerdì scorso. La persona che l’ha picchiato non approvava il fatto che Dino scambiasse pubblicamente alcuni segni di tenerezza con un altro giovane che aveva conosciuto quella sera. Li ha apostrofati, sono volate parole grosse e, alla fine, li ha aggrediti, ferendoli con un’arma da taglio.
Di certo non approvi questa aggressione, anche se, probabilmente, in merito all’opportunità di certe manifestazioni pubbliche di tenerezza tra due persone dello stesso sesso, potresti pensarla più o meno come il disgraziato che l’ha compiuta. Quando eri ancora Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, hai infatti reso pubblico un documento in cui si legge, tra l’altro, che: « Le persone omosessuali che dichiarano la loro omosessualità sono in genere proprio quelle che ritengono il comportamento o lo stile di vita omosessuale essere indifferente o addirittura buono  e quindi degno di approvazione pubblica» criticando quei progetti di legge che le intendevano tutelare (cfr. Lettera ai vescovi degli Stati Uniti del 23 luglio 1992: Diritti sociali delle persone omosessuali).
Sia chiaro a scanso d’equivoci che non sto affatto paragonandoti all’aggressore di Dino. Tu l’avresti rimproverato educatamente e non avresti mai approvato la violenza. Il fatto è che i tuoi richiami, quando vengono letti da un esaltato, rischiano di diventare una scusa che può giustificare un’omofobia che è tanto più pericolosa quanto meno viene riconosciuta per quello che è.
Dico questo perché sono state tante le persone che hanno criticato le veglie di preghiera per le vittime dell’omofobia che i gruppi di omosessuali credenti italiani hanno organizzato negli ultimi due anni. In genere dicevano che non aveva senso parlare di una violenza omofoba che c’era solo nelle nostre teste, ma qualcuno arrivava addirittura a negare l’esistenza stessa dell’omofobia e, citando il Lexicon, che il Pontificio consiglio per la Famiglia, ha pubblicato nel 2003, ha affermato che l’omofobia non è altro che uno strumento di cui si serve la lobby degli omosessuali per propagandare un loro intrigo psichico.
A costoro. A quelli che, come l’aggressore del giovane Dino, non si vergognano per gli istinti violenti che suscita in loro l’immagine di due uomini o di due donne che si scambiano un bacio. A tutti quelli che rischiano di trasformare la condanna morale degli atti omosessuali in un sentimento di disprezzo o in un atteggiamento di emarginazione nei confronti delle lesbiche e dei gay, credo che si debbano ricordare queste parole della Congregazione per la Dottrina della Fede: «Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni» (Lettera Persona Humana su alcune questioni di etica sessuale del 29 Dicembre 1975).
Ed è in obbedienza a queste parole che ti chiedo di intervenire per esprimere la tua solidarietà al povero Dino, per condannare l’episodio di violenza che si è svolto nella tua diocesi e per condannare tutti gli episodi analoghi  che si svolgono in ogni parte del mondo.
Come scrive il libro della Sapienza «C’è un tempo per parlare e c’è un tempo per tacere». In materia di condanna delle violenze contro gli omosessuali credo davvero che sia arrivato il tempo di parlare, per non diventare inconsapevolmente dei complici di quei disgraziati che, come l’aggressore di venerdì scorso, si dimenticano della loro umanità quando vedono due uomini che si scambiano un bacio.
Con l’affetto di una persona che ti considera sempre e comunque un padre nella Fede, ti saluto e chiedo la tua benedizione su di me e su tutti gli omosessuali cattolici.

Gianni Geraci

PS.
Qualcuno mi ha fatto notare che il ministero del papa è universale e che non può certo rincorrere i fatti di cronaca che avvengono a Roma. Questa giusta osservazione mi ha però fatto pensare che, proprio per questo motivo, il Santo Padre, ha un cardinale Vicario che, di fatto, esercita il ministero episcopale nella città. Le parole di solidarietà e di condanna potrebbero venire da lui. E anche questo Vicario, che potrebbe essere molto impegnato, ha ben tre vescovi ausiliari che l’aiutano nella gestione della Diocesi di Roma. Se proprio non ha tempo di intervenire lui, potrebbe incaricare uno di questi tre vescovi. Se si vuole, una soluzione capace di far capire che la Chiesa di Roma non approva la violenza omofoba che si è consumata nella città, la si trova senz’altro. Naturalmente occorre volerlo.

Appello in occasione della terza veglia di preghiera per le vittime dell'omofobia Ingrandisci

Lettera aperta al giovane disabile aggredito a Pordenone a causa della sua omosessualità Ingrandisci

Lettera aperta a un omosessuale che vuole guarire dalla sua omosessualità Ingrandisci

Lettera aperta a Gesù nel giorno del suo compleanno Ingrandisci

In occasione delle dichiarazioni di Monsignor Celestino Migliore sulla depenalizzazione dell'omosessualità Ingrandisci

Lettera aperta di un omosessuale cattolico a Walter Veltroni in occasione delle elezioni politiche del 2008 Ingrandisci

Lettera aperta a Benedetto XVI in occasione della sua elezione Ingrandisci

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